Marcello Giordani
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Marcello Giordani Foundation

 

"... Marcello Giordani... è un casting di lusso nel ruolo di Pinkerton; è un piacere raro sentire un tenore italiano dalla voce ardente e di così alta qualità cantare nella propria lingua con una tale autorità e raffinatezza musicale..."

- New York Magazine, ottobre 2006

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FONDAZIONE MARCELLO GIORDANI

Discorso d’Inaugurazione – 7 maggio, 2010

Ci troviamo qui stasera per celebrare uno degli eventi più importanti della mia carriera, e forse di tutta la mia vita.  Questo giorno segna la realizzazione d’un profondo desiderio di condividere con altri, a questo stadio della mia carriera, ciò che ho imparato durante anni di studio e d’esperienza sul palcoscenico operistico, e di contribuire in maniera significativa al futuro della lirica.  È questa anche un’opportunità unica di “pagare il mio debito” aiutando giovani e bisognosi artisti di talento come altri mi hanno aiutato nei primi passi della mia carriera.

Dal momento che ho deciso d’imbarcarmi nella carriera di cantante lirico, ho sentito che questa sarebbe stata per me una missione più che un lavoro.  Ho sempre pensato che Dio mi ha dato il dono della voce per condividerlo con altri. 

Per un uomo di spettacolo condividere è una necessità.  Se il dono che ti è stato dato non è condiviso, nessuno può goderne, e la tua voce non ti reca alcuna gioia.  Ciò che rende questo dono speciale è la consapevolezza che altri ne possono essere toccati e arricchiti.

Sono cresciuto in una piccola cittadina della Sicilia, non lontana da Catania, bellissima città e luogo di nascita di Bellini.  I miei genitori erano gente normale e laboriosa, che non si poteva permettere il lusso di frequentare le scuole superiori.  Amavano la musica, ma non si sarebbero mai aspettati che questo loro figlio potesse un giorno guadagnarsi da vivere cantando.  Non sarei qui oggi senza il sostegno e l’incoraggiamento di mio padre.  I miei genitori hanno scoperto la mia voce sentendomi cantare al matrimonio di amici e, malgrado i dubbi di mia madre – lei avrebbe preferito che scegliessi un “vero” lavoro – hanno deciso di lasciare che “seguissi il mio cuore”.

Non è stato sempre facile.  Posso narrare numerose storie, alcune divertenti, altre che riflettono il coraggio di cui si ha bisogno per perseguire i propri sogni e restare fedeli al proprio obbiettivo.  Ricordo ancora chiaramente il giorno in cui i nostri vicini sono venuti a casa nostra ed hanno offerto ai miei genitori il loro aiuto finanziario nell’eventualità che fosse stato necessario ricoverarmi in manicomio, affermando che tutto quel “gridare” non era normale per un bambino di 12 anni.

Ricordo anche che, ritornando al mio paese dopo il primo ciclo di impegni teatrali, amici e parenti mi chiedevano dove fossi stato.  “In giro a cantare”, rispondevo io, al che essi mi guardavano confusi: “Sì, ma quando comincerai a lavorare sul serio?”

Tuttavia, ho avuto spesso la fortuna di incontrare persone che, riconoscendo il mio talento, mi hanno incoraggiato a proseguire nella mia scelta, offrendomi talvolta molto più d’un semplice elogio o una parola d’incoraggiamento.

Più tardi nel corso della mia carriera, mio padre si rese conto che non sarei mai riuscito senza il suo incoraggiamento e senza il sostegno morale e finanziario delle persone che avevano avuto fiducia in me e che mi avevano aiutato agli inizi della mia carriera.  Mi fece promettere che un giorno, se avessi raggiunto la mia meta, sarebbe stato buono e giusto utilizzare la mia posizione privilegiata per offrire ad altri giovani cantanti di talento bisognosi di aiuto le stesse opportunità date a me, impegnandomi  a far sì che le loro aspirazioni professionali trovino adeguata soddisfazione.

Quel giorno, posso dirlo con orgoglio, è finalmente arrivato, e sono qui davanti a voi per mantenere la promessa fatta a mio padre, e per onorare tutti quelli che, nel corso della mia vita, mi hanno generosamente fatto da guida, dedicandomi il loro tempo e la loro amicizia.

Ci si può chiedere perché una fondazione, e perché adesso.  Le ragioni sono diverse.  Prima di tutto, essendo ancora all’apice della carriera, posso offrire un aiuto diretto ai giovani cantanti, mostrando loro come usare la voce e come sviluppare una solida tecnica, mediante master class, addestramento e guida vocale.  La Fondazione mi offre anche l’opportunità di presentarli, al momento giusto, per audizioni, di farli conoscere ad agenti ed esperti musicali, e di assicurare che il loro talento venga riconosciuto.  Ho anche in programma l’organizzazione di eventi – concerti e produzioni operistiche – dove questi giovani possano esibirsi sulla scena insieme a me, e ricevere l’attenzione necessaria per promuovere la loro carriera.

Un altro aspetto importante della missione della Fondazione è il riconoscimento del contributo fondamentale di compositori italiani a questa forma d’arte straordinaria che è l’opera.  Una delle ragioni per cui nutro un enorme rispetto e ammirazione per giganti della lirica quali Richard Tucker, Leonard Warren e Robert Merrill è che, non essendo italiani, hanno dovuto faticare doppiamente per acquisire quella padronanza della lingua italiana necessaria per potere competere con i loro colleghi italiani nello stile del Belcanto.  Ascoltando Tucker, vi rendete conto che il suo stile è più “italiano” di quello di alcuni cantanti italiani suoi contemporanei.  Perché? Perché non solo conosceva a fondo la lingua, ma soggiornò spesso in Italia con la sua famiglia, vi fece delle amicizie, si immerse nella storia e nella cultura del paese per potere conoscere ed apprezzare la mentalità italiana, ed ottenere così una più profonda comprensione delle opere e del loro linguaggio.

So che la mia missione d’artista e di uomo non sarà realizzata completamente se non faccio tutto il possibile per contribuire alla formazione dei grandi cantanti di domani, non solo con il mio esempio ma con azioni concrete.  L’anno prossimo festeggerò il 25mo anniversario della mia carriera, e credo che questo sia il momento giusto per trasmettere ad una nuova generazione di cantanti tutto ciò che ho imparato durante questi 25 anni sulla scena operistica.  A questo scopo, la Fondazione intende creare borse di studio per un soggiorno di due settimane in Italia, dove i giovani cantanti, particolarmente gli americani, si troveranno in contatto diretto con la cultura e l’ambiente musicale italiano, e approfondiranno la loro conoscenza della lingua e del repertorio operistico italiano.

Questi obbiettivi non possono essere realizzati senza il sostegno e l’assistenza di individui e istituzioni negli Stati Uniti e oltremare.  Se è vero che col talento si nasce, è anche vero che bisogna lavorare duro e fare enormi sacrifici per svilupparlo adeguatamente. Ciò non si può compiere da soli.  Il sostegno di altri è altrettanto indispensabile alla formazione e al successo professionale del cantante, almeno nella misura in cui lo sono i suoi sforzi e il suo desiderio di riuscire.

È mia speranza che siate qui questa sera perché condividete questo mio desiderio di contribuire al futuro della lirica e desiderate accompagnarmi nell’entusiasmante viaggio che sto per intraprendere.  Ringrazio tutti i presenti ed alcuni di voi in particolare per l’aiuto ed il contributo che avete già offerto.



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